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il pc va in crash.
e mi chiedo legittimamente se stia evadendo dalle mie responsabilità. non scrivo la mail all'indirizzo in sovraimpressione del programma di oncologia in tv. deludo così mia madre che davvero crede nell'oracolo rai che avrebbe finalmente potuto rivelare:
quanto manca?
qu
anto manca?
ho guardato blanda pornografia sul web. letto svogliatamente qualche capitolo di "seminario sulla gioventù". a reggio emilia passo sotto il cavalcavia dell'architetto famoso, fiore all'occhiello del rinascimento infrastrutturale di questa italia notturna 2008. pioggia e nebbia, lavori in corso, sparuti incidenti. l'incomprensibile fascino della pianura, che pur deve averne. le lunari ambizioni dell'oltrepo.
ricadere dall'appennino fradicio. scivolare come lupi nella foresta sull'autopalio. e pensare
la maschera di ossigeno
la maschera di ossigeno
la maschera di ossigeno
ascoltare l'ipod come un quindicenne qualunque. che paura dei teenager.
sono triste.
c'era traffico.
c'era pioggia.
sono un cassiere.
sono uno qualunque
non faccio citazioni
la polo celeste sotto il maglione scollo a V appena accennato che ne dite?
e voi stronzi: nessuno che mi celebra.
fottetevi
è l'era del disfacimento e delle putrescenze
delle grandi piaghe delle disillusioni.
l'era dei marcantoni
dei quarantaladroni dei trentadenari grigiotopovelato
del tono minore,del tramonto languido, dell'ulcerazione segreta.
del pettorale tonico del cellulare spento.
è l'ora che lo sconforto ci catturi con la rete da pesca, come salmoni fast forward
è l'ora della diffidenza
della totale assenza di qualsivoglia coinvolgimento.
l'ora del gelo e dell'atterraggio. delle luci di dusseldorf parallelepipedi per me boreali che si aprono sopra il fiume rossosangue del traffico dalla periferia al centro.
in quanti tuffati fra le nuvole come morbidi coriandoli. e quante volte l'hai nascosto come a dire uffa ahia che mal di testa anche stasera, che splendide mutande nuove.
quanto ti odio quando sei gentile. con la giacca che ti sta cosi bene. l'ora della grossetana coi capelli rossi che ride ed è vecchia vecchissima, mentre lui ha un cappotto così cheap chic.
è l'era dei dischi degli obituary che tornano a vacillare sui bordi delle scrivanie di frassino o betulla. è l'ora dello scalo nella mitteleuropa della quinta potenza. è l'ora di costruire una nuova linea del metrò che ci porti lontano forse in campagna come macchine in panne che girano a vuoto.
è l'ora dell'invidia viscida della natura, l'ora dell'urbanistica come architettura del self.